Dice di aver chiesto l’amicizia su Facebook tre volte a suo figlio. Che naturalmente gliel’ha negata. In caso contrario, Papy Ultras non avrebbe potuto concentrare i suoi strali italo-foggiani contro i fenomeni della società 2.0: social network, ma anche playstation e reality-show. Succede in "Non solo Papy Ultras" (12 e 13 febbraio al Teatro Derby di Milano) che Pino Campagna ha scritto assieme ai tre autori di Zelig Carlo Turati, Paolo Uzzi e Marco Dal Conte. Cui deve tantissimo: “Ho fatto vent'anni di televisione, ma gli ultimi cinque a Zelig sono valsi più dei quindici precedenti”, conferma il comico pugliese, che si stabilì a Milano nei primi anni Novanta, col Foggia in serie A, facendo la gavetta in club come Ca' Bianca, Osterie e Porto della Darsena prima di approdare nell’isola felice di Viale Monza. Lo show è in realtà una marcia di avvicinamento al nuovo “I figli non crescono più”. Scritto sempre con Dal Conte, lo spettacolo prende spunto dai testi dello psicologo Paolo Crepet per affrontare in chiave comica problematiche adolescenziali con le quali il buon Papy Ultras è perfettamente “connesso”. Se non altro, per anzianità di servizio.
Il comico ed il professore: un incontro ad alto potenziale esplosivo. Come ci siete arrivati? Ho seguito Crepet a lungo attraverso le sue interviste in televisione. Successivamente ne ho scelto i testi che mi interessavano maggiormente, ossia quelli che affrontano le tematiche dell'educazione dei figli. Da lì è nato tutto il resto.
Figli altrimenti detti bamboccioni. Crepet sostiene che i ragazzi di oggi siano “nanizzati”, nessuno più ha le ginocchia sbucciate. Noi genitori siamo spaventati da quello che succede in giro e stiamo addosso ai nostri figli. Così “Non solo Papy Ultras” è l’anticamera del nuovo progetto. Negli ultimi due anni ho cercato di crescere dal punto di vista dei contenuti, che per uno spettacolo teatrale sono tutto.
Giusto dargli 500 euro al mese per aiutarli a farli uscire di casa? Stimo moltissimo il ministro Brunetta e non voglio parlare di politica. Ma alcuni figli gli hanno risposto su Facebook: "Te ne diamo noi mille, purché te ne vada dal governo".
Che ne sarà di Papy Ultras? Appare sul palco al termine dello spettacolo, come uno champagne che si stappa per festeggiare.
Compaiono anche degli oggetti che servono a rafforzare alcuni concetti. Uno a titolo di esempio? Il cappellino del foggiano che sta a Milano, panzuto, che dà indicazioni stradali senza avere il minimo senso dell'orientamento. Una cosa davvero delirante. Anche l'utilizzo di immagini serve a dare un senso al racconto.
Immagini di casa Campagna, ovviamente. Sì, mostro quelle di mio nonno, mia mamma, ma anche della scuola di una volta e di quella di oggi. Dove i ragazzi beccano un 3 e sputtanano la prof a Forum. Se il 3 lo prendevo io, mio padre me ne dava altri 3 per arrivare a 6. Per un 5 mamma faceva le frittelle zuccherate e papà si metteva in smoking. I testi di Crepet mi hanno aiutato a comprendere certi meccanismi.
Anche i social network? Nello spettacolo scherzo sul fatto che i miei figli parlano attraverso Facebook. Come dire che l'altro giorno ho chiamato mio figlio a tavola per il pranzo e lui mi ha chiesto di scrivergli lì. Ma mi ha negato l'amicizia per tre volte!
Forse i ragazzi si sentono un po' “monitorati” se hanno i genitori tra gli "amici". Un tempo il problema dei ragazzi era accompagnare la fidanzata a casa e trovare suo padre come un cric incazzato. Oggi c’è il virus che ti entra nel computer o Google che ti porta i ladri in casa: gli basta andare su Google Maps per avere la posizione di casa tua, mentre un tempo dovevano appostarsi. Di questo passo avremo telecamere anche nei tubi dell'acqua per controllarci durante i nostri “bisogni ministeriali”. Dov'è finito il rapporto interpersonale? Il televisore è un elettrodomestico come l'aspirapolvere, evitiamo di utilizzarlo spasmodicamente. Io la butto sul comico, ma pensiamoci seriamente...
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